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Samuele Ambrosi e la sua sfida trevigiana

Ha proposto cocktail a Treviso, città di vino e di spritz. Una sfida data per persa in partenza. Eppure Samuele Ambrosi è riuscito a vincerla, contagiando la passione per il bere miscelato ai suoi concittadini. Un successo legato in buona parte all’amato gin

Inizialmente il vento non soffiava a favore. Quando alcuni anni fa Samuele Ambrosi decise di aprire Cloakroom, cocktail bar a Treviso, era consapevole che i suoi conterranei al bere miscelato tendevano a preferire un classico calice di vino o, in alternativa, ordinavano uno spritz. L’obiettivo di partenza era, quindi, scardinare le loro abitudini di consumo. A distanza di qualche anno il bartender trevigiano può affermare di avere vinto la sua scommessa, diventando uno dei più apprezzati mixologist in città. Il suo locale viaggia a gonfie vele ed è diventato un punto di riferimento per gli amanti dei cocktail, soprattutto quelli a base di gin. Proprio il distillato di ginepro è da sempre una passione di Ambrosi che, in uno spazio adiacente al locale, ha creato uno spazio ad hoc dedicato a questo spirit, coinvolgendo l’avventore nella conoscenza del prodotto e nel suo corretto utilizzo nella miscelazione. Partendo da queste basi, il barman si appresta ora a intraprendere ulteriori sfide che lo porteranno a gestire due nuovi locali, il primo a Mestre e il secondo a Venezia. In entrambi i casi il gin manterrà saldo il ruolo di protagonista dietro il bancone.

Samuele, il gin è il prodotto principe del tuo locale trevigiano, giusto?

Sono partito dalla considerazione che il gin tonic sia oggi il drink più consumato e, di conseguenza, ho voluto dedicare una sala ad hoc equipaggiata per realizzare un centinaio di varianti di questo storico cocktail.

Ma il successo del distillato di ginepro è veramente caldeggiato dai consumatori italiani? 

Premesso che non si tratta di un prodotto dettato dalla moda, che sicuramente ha contribuito alla sua diffusione nei locali, ma ha alle spalle un’affascinante storia pluricentenaria. Un plauso va alle aziende produttrici che si sono impegnate a spingere questo spirit non seguendo pure regole di marketing, ma puntando invece a diffonderne la cultura, intesa come la possibilità di insegnare le differenze tecniche che sussistono, per esempio, tra un london dry e un distilled gin.

Sbaglio o al Cloakroom il cliente diventa bartender per una sera?

È possibile nel ‘Mainbar’: zona di 28 mq interna alla location con un banco miscelazione e dove organizziamo il progetto ‘Classroom-how we made your drinks’. Il cliente è coinvolto in un percorso didattico storico sulle origini e sulla tecnica di lavorazione di alcuni drink famosi, imparando le tecniche per prepararli.

Eppure nella tua città, a Treviso, all’inizio non è stato semplice…

Quando con i miei soci abbiamo aperto ci dissero che avevamo i giorni contati. L’anno successivo rilevammo il locale adiacente e sviluppammo il concetto di Knowledge Hub, dove nel fine settimana apriamo la gin room. Abbiamo puntato sulla qualità dell’offerta, preparando ricette semplici. Il tutto cercando di creare un rapporto più stretto tra barman, mixability e avventore. Oggi posso affermarlo a gran voce: ce l’abbiamo fatta!

Quali sono i valori di un bartender moderno? 

Sentirsi meno al centro dell’attenzione e tornare a essere il commensale di una volta: meno egoista, capace di accogliere il cliente, soddisfare le sue esigenze di consumo, ricordandosi che prima c’è l’ospitalità e la cortesia e solo dopo arriva il drink.

Altri margini di miglioramento?

Sarebbe opportuno conoscere alla perfezione almeno una lingua straniera: come possiamo pretendere di vendere qualcosa se non riusciamo a comunicarla al meglio? Dopodiché, è essenziale studiare la materia e aprirsi al confronto costruttivo.

Qual è la tua attuale signature?

Mi sto divertendo a preparare il Gimlet e su di esso creo diversi twist, tra cui quello a base di home made al pepe di timut e bacche di szechuan. Altra proposta: un cocktail in stile old fashioned con sciroppo alla carta, gocce di bitter al cioccolato e miscelo con genever e whiskey giapponese, per poi passare alla fase di diluizione con un lento stirring.

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